La cooperativa che pensa solo ai suoi affari e non genera valore aggiunto per le persone dei Soci e per la loro comunità locale non è più una cooperativa.
Giovanni Dalle Fabbriche
 

Elezioni europee. Un “Cooperative Business ACT” per un’economia più forte e solidale

italiani_alleanzacoopRoma. Un Cooperative Business ACT per rafforzare le cooperative europee e consentire loro di dispiegare tutto il proprio potenziale nel rendere l’economia e la società europee più competitive, ma anche più solidali. È questa la richiesta principale contenuta nel documento che l’Alleanza delle Cooperative Italiane ha predisposto in vista delle elezioni europee del prossimo 25 maggio e che sarà utilizzato da settori e territori delle tre centrali per gli incontri con i candidati. (http://www.alleanzacooperative.it/l-alleanza/elezioni-europee-un-cooperative-business-act-per-uneconomia-piu-forte-e-solidale.html)

Lo scenario. Secondo il documento le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo si collocano in un momento nel quale in molti Stati membri risulta essere al minimo storico la condivisione dei Popoli della stessa ragion d’essere dell’Europa e del ruolo che essa svolge. Lo ribadiamo con forza: non esiste salvezza per nessuno al di fuori della vittoria di tutta l’Europa sulla crisi. L’obiettivo deve continuare a essere quello di dare vita agli Stati Uniti d’Europa e, insieme, al Popolo europeo.

Le sfide che l’attendono l’Unione Europea. Serve l’Europa politica, insieme a quella economica e sociale. La sola unione monetaria, senza un’armonica politica economica veramente unitaria, non basta a garantire lo sviluppo. La sfida principale è tutta quindi giocata nel campo dell’economia e del governo dell’economia, perciò passare da una politica esclusivamente di rigore nei conti pubblici ad una politica di e per la crescita è essenziale. Serve l’Europa politica, insieme a quella economica e sociale.

L’Unione Europea delle cooperatrici e dei cooperatori. Il movimento cooperativo in Europa rappresenta 160 mila imprese, impiega 5,4 milioni di persone e ha 123 milioni di soci. Le cooperative spaziano in tutti i settori, dall’agroalimentare (dove le cooperative apportano il 50% del valore aggiunto dei 360 miliardi di fatturato complessivo), al consumo (che riunisce 30 milioni di soci consumatori), dal credito (le banche cooperative europee hanno asset complessivi pari a quasi 7.5 miliardi di euro e quote di mercato superiori al 20%) al sociale (oltre 1.5 milioni di lavoratori) e dalla manifattura ai servizi.

Le nostre osservazioni. Le politiche economiche meritano di essere attentamente rivisitate. Infatti, pur non perdendo di vista il contenimento del deficit fissato al 3%, occorre consentire una qualche flessibilità, in attesa che le riforme strutturali che devono essere immediatamente realizzate comincino a far avvertire i loro positivi effetti. Questo permetterebbe, anche, un allentamento della pressione fiscale, divenuta ormai non più sostenibile.

La promozione dell’imprenditoria sociale è diventata uno degli obiettivi condivisi dell’Unione Europea. Si tende a promuovere una “economia sociale di mercato altamente competitiva”.
Lo Youth Guarantee è un provvedimento importante che vuole aggredire il problema della disoccupazione giovanile ma che sconta un limite: non basta appostare risorse dedicate, ma occorre cambiare radicalmente le politiche di contrasto alla disoccupazione giovanile, principalmente quelle attive del lavoro.

Le priorità per le cooperative. Si chiede alla Commissione europea di non ostacolare le normative nazionali in materia societaria e fiscale, come ad esempio quelle che si applicano alle cooperative nel settore bancario e in quello della grande distribuzione, che operano sulla base dei principi della mutualità, della democrazia societaria, della trasmissione intergenerazionale del patrimonio, dell’indivisibilità delle riserve, della solidarietà, nonché dell’etica del lavoro e dell’impresa.

Chiediamo inoltre all’Unione Europea di rafforzare l’azione di sostegno all’internazionalizzazione delle imprese, anche cooperative (queste ultime tra l’altro non delocalizzano). E’ inoltre necessario rafforzare e rendere più snelli gli strumenti finanziari a sostegno dell’internazionalizzazione delle imprese operanti in tutti i settori di attività, sia in quelli tradizionalmente vocati all’export, come, ad esempio, quello agroalimentare con la politica di promozione dei prodotti , quello industriale e in settori innovativi come quello dei servizi.

Auspichiamo che il percorso avviato dalla cooperazione europea per una Roadmap Cooperativa possa portare ad un pacchetto di misure teso a rafforzare le cooperative europee e a consentire loro di dispiegare tutto il proprio potenziale nel rendere l’economia e la società europea più competitive ma anche più solidali. Quindi, in collaborazione con il nuovo Parlamento Europeo e la nuova Commissione, chiediamo che si possa giungere a definire un “Cooperative Business ACT”.

L’Italia ha una tradizione europeista senza confronti e gli Italiani hanno affrontato grandi sacrifici per tenere fede agli impegni con l’UE. I cooperatori italiani credono che il nostro Paese saprà guidare al meglio il semestre di Presidenza di turno e ridare un nuovo impulso alla costruzione di un’Europa effettivamente unita ed in grado di rivendicare un ruolo da protagonista nello scacchiere mondiale.

Fonte: ACI – Alleanza delle Cooperative Italiane (ripreso da ConfiniOnLine)

Condividi:

I commenti sono chiusi