La cooperativa che pensa solo ai suoi affari e non genera valore aggiunto per le persone dei Soci e per la loro comunità locale non è più una cooperativa.
Giovanni Dalle Fabbriche
 

Le cooperative di comunità: una esperienza che dall’Appennino reggiano si sta sviluppando in altre regioni

L’esperienza delle cooperative di comunità, diverse delle quali si sono costituite nella montagna reggiana, sta suscitando un grande interesse nel mondo della cooperazione e non solo. Si tratta di cooperative nate per mantenere la presenza della comunità e per sviluppare lavoro anche nei territori più marginali, dove fare impresa è sempre più difficile.

Le prime esperienze sono state quelle di Succiso, Cerreto Alpi, Sologno. Da alcuni mesi anche a Civago è nata una nuova cooperativa. Lo scorso anno si tenne a Succiso un importante convegno organizzato da Legacoop. In quella occasione il presidente nazionale di Legacoop, Giuliano Poletti, lanciò il progetto “Cooperative di comunità”, con l’intento di valorizzare le risorse dei piccoli centri attraverso la promozione di reti di comunità locali.

Oggi Legacoop Reggio Emilia ha organizzato un seminario per valutare la possibilità di sviluppo di queste cooperative, ma anche per approfondire i tanti problemi che queste cooperative devono o dovranno affrontare, sia dal punto di vista normativo che economico e finanziario. Dopo i saluti della presidente di Legacoop Reggio Emilia Simona Caselli, che ha sottolineato come l’esperienza delle cooperative di comunità possa sono intervenuti Bruno Busacca, responsabile delle Relazioni istituzionali di Legacoop Nazionale, Mauro Iengo, responsabile nazionale dell’Ufficio legislativo di Legacoop e Maurizio Davolio, responsabile nazionale di Legacoop Turismo. E’ intervenuta al seminario anche la presidente della Provincia di Reggio Emilia Sonia Masini. Tra i partecipanti al seminario numerosi cooperatori di Torino, Verona, Trento, Ravenna, Parma, Modena.

«Il progetto “Cooperative di Comunità” – ha spiegato Bruno Busacca – vuole promuovere, a partire dalle realtà esistenti, una rete di cooperative legate a specifiche comunità e finalizzate prioritariamente alla soddisfazione di bisogni dei cittadini e alla conservazione e valorizzazione delle comunità stesse. Cooperative di utenza, cooperative sociali, cooperative di lavoro, cooperative miste, ma sempre costituite dai cittadini delle comunità di riferimento».

L’obiettivo è quello di supportare i territori soggetti a spopolamento e impoverimento delle risorse attraverso la forma cooperativa. I bisogni a cui queste cooperative possono rispondere sono molteplici: il lavoro per i giovani, i servizi socio-sanitari, i servizi scolastici, i servizi commerciali (bar, negozi, carburanti), le comunicazioni (posta, telefonia, banda larga), i servizi ambientali, l’animazione culturale, le energie rinnovabili. Sono cooperative inoltre che possono sviluppare la valorizzazione turistica (si pensi solo al turismo di comunità), al recupero dei beni ambientali e monumentali, delle produzioni tradizionali (agricole, pastorali, artigianali) e tradizioni culturali, e dei borghi in senso più generale. Sulle questioni che nascono dalla complessità delle attività e dalla molteplicità dei soci delle cooperative di comunità è intervenuto Mauro Iengo, che ha approfondito in particolare gli aspetti normativi e fiscali.

L’interesse per queste cooperative va al di là della cooperazione. Il 7 ottobre se ne parlerà in un convegno a Milano nell’ambito di Made Expo, la fiera dell’architettura, design edilizia. Al convegno, organizzato da Legacoop con Federlegno e con Borghi Autentici d’Italia, interverranno i reggiani Demos Salardi, presidente di Cormo, e Renato Farina, della cooperativa I Briganti di Cerreto.

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