La cooperativa che pensa solo ai suoi affari e non genera valore aggiunto per le persone dei Soci e per la loro comunità locale non è più una cooperativa.
Giovanni Dalle Fabbriche
 

Giovani e governance, la sfida delle Bcc

Il capitalismo italiano di territorio esalta la vocazione imprenditoriale diffusa nel nostro Paese. Vocazione che prende forma di impresa individuale o collettiva. E che offre spazi di speranza concreta ai giovani. E così, e ha senso parlarne in questi giorni in cui si celebra la Giornata internazionale delle imprese cooperative, il modello di impresa cooperativa si mostra altrettanto efficiente dell’impresa capitalistica: anche nel dare spazio alle capacità dei giovani di inventare il lavoro per sé e per gli altri. Più in generale, anche sotto il profilo del processo decisionale, la teoria economica conferma l’efficienza dell’impresa cooperativa. Soprattutto lo dimostrano i numeri e i fatti. Nel decennio 2000-2010, le cooperative aderenti a Confcooperative hanno aumentato il numero dei soci di quasi il 20% (ora a 3,1 milioni), l’occupazione del ?3,5% (ora a 535 mila unità, un terzo dei quali giovani e ben il 59% donne) mentre il fatturato ha registrato un’impennata del 79% a 61 miliardi di euro. Il patrimonio netto è quasi raddoppiato ( 98% a31miliardi). Nel settore bancario, la raccolta diretta delle BCC nello stesso decennio è aumentata del 166%, ora a 151 miliardi Il patrimonio ammonta oggi a quasi zo miliardi di euro con un core tier i medio al 4%, ben oltre i parametri di patrimonializzazione richiesti dalle attuali regole di vigilanza (8%) e da quelle future di Basilea 3 (10,5% a regime). Nello stesso periodo, le BCC hanno accresciuto direttamente del 30% gli occupati: oltre 3mila nuovi assunti, sempre giovani e in prevalenza donne. Tra le migliaia di posti di lavoro salvati indirettamente in questi annidi crisi non tagliando ossigeno alle imprese, un piccolo frammento: 35 cooperative del Mezzogiorno che seguiamo molto da vicino con un progetto nazionale hanno visto crescere da 1500 a 1.800 i giovani occupati Non sarà poi un caso se economisti, giuristi e imprenditori statunitensi indichino fra le 13 leve per «reinventare il capitalismo» proprio le imprese cooperative e non profit (The Nation del 9 giugno).

Un ulteriore segno di fiducia per i giovani che vogliono impegnarsi Dalle Dolomiti all’Aspromonte, decine di coop giovanili, spesso sostenute da banche cooperative, sono state capaci di inserirsi in settori tradizionali e innovativi Stanno dimostrando che si può restare e non necessariamente «regalare» ad altri Paesi talento evolontà. Hansmann, citato per dimostrare una tesi opposta alla mia dal prof. Zingales qualche giorno fa su queste colonne, sostiene che il portatore d’interesse (stakeholder) – soprattutto nelle imprese fortemente radicate nel territorio (banche comprese)- è altrettanto, e forse più, esigente dell’azionista (shareholder). Nel suo libro «La proprietà dell’impresa cooperativa», Hansmann evidenzia che, come per tutti i tipi di organizzazione, le cooperative sono efficienti dove i vantaggi prevalgono sugli svantaggi. Ma il fatto interessante, nota Hansmann, è che la presenza delle cooperative è più significativa nelle economie più avanzate e più ricche. Dunque, le cooperative non sono un fenomeno collegato ad economie o settori sottosviluppati Altra iniezione di fiducia peri sempre meno numerosi giovani italiani. Le banche cooperative italiane (Popolari e BCC) detengono circa il 30% del mercato e, in particolare, le BCC italiane hanno accresciuto anche nel zoio gli impieghi alle imprese del 6% (rispetto ad una media del settore dello 0,6%). Può essere considerato efficace ed efficiente svolgere nel mercato una chiara funzione anticiclica ed inclusiva? Non èuncaso che il Governatore Draghi, nelle sue ultime Considerazioni finali, abbia voluto esprimere un apprezzamento perle banche locali, molto spesso cooperative: «Le banche di piccola dimensione anche durante la crisi hanno fornito sostegno all’economia». L’Fmi aveva sottolineato nel 2008 come le banche cooperative siano in media più stabili e producano stabilità nei sistemi finanziari Il Parlamento europeo nello stesso anno aveva ribadito come le cooperative bancarie «offrano un contributo sostanziale al finanziamento dell’economia a livello locale». La cooperativa, modello alternativo a quello della società per azioni for profit – sottolineavano gli europarlamentari – si iscrive nella logica della salvaguardia e del rafforzamento della «libertà» e della «concorrenza» anche in ambito comunitario. E l’efficienza del processo decisionale?Quando i soci di una cooperativa sono eterogenei perché appartenenti a tutte le fasce della popolazione (imprenditori, professionisti, insegnanti, operai, impiegati, pensionati, lavoratori immigrati), ma accomunati dall’obiettivo di ottenere vantate e opportunità pervi-vere e produrre meglio all’interno di una stessa comunità, l’efficienza del processo decisionale non solamente non ne risente negativamente, ma addirittura ne viene esaltata. Infine, il ruolo decisivo giocato dalla corporate governance. Testi-monianza: le BCC hanno avviato, in totale autonomia e in tempi record una profondissima riforma del proprio statuto-tipo che innova 21 dei 52 articoli e che nella prima tornata assembleare primaverile è stato adottato spontaneamente da oltre due terzi delle BCC . Una riforma con l’obiettivo sia di qualificare ulteriormente la loro governance in termini di ricambio generazionale (non poche BCC centenarie sono presiedute o dirette da trentenni), di efficienza e trasparenza (significativo, ad esempio, il divieto di cumulo tra cariche politiche elettive ad ogni livello, locale o nazionale, ed il ruolo di amministratore, che le BCC si sono date pur non essendo previsto per legge) sia di favorire ulteriormente la partecipazione dei soci alla vita della cooperativa bancaria La capacità di autoregolamentazione su materie delicate come il governo societario non è forse un indicatore significativo di capacità di risposta alle nuove sfide, anche quelle dell’efficienza? Anche questo attrae i giovani.

Alessandro Azzi, presidente di Federcasse

Condividi:

I commenti sono chiusi