La cooperativa che pensa solo ai suoi affari e non genera valore aggiunto per le persone dei Soci e per la loro comunità locale non è più una cooperativa.
Giovanni Dalle Fabbriche
 

Nasce l’alleanza fra coop bianche, rosse e verdi

Roma, 8 gennaio 2011 – Debutterà il 27 gennaio e si chiamerà “Alleanza delle cooperative italiane”, il gigante che nasce dal matrimonio tra le tre centrali coop Confcooperative, Legacoop e Agci.
La guida sarà a rotazione tra i tre presidenti ed il primo mandato è affidato a Luigi Marino (Confcooperative). Quarantatremila imprese associate, 1,1 milioni di occupati, un fatturato di 127 miliardi di euro sono i numeri della nuova alleanza che richiama quella di Rete Imprese Italia partita a maggio 2010. Data di nascita, nome e obiettivi sono contenuti in una lettera che i tre presidenti (Marino, Giuliano Poletti di Legacoop, Rosario Altieri di Agci), hanno inviato al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il nuovo patto avrà un logo unico e per il debutto è stato scelto un luogo-simbolo: il palazzo della Cooperazione, in casa Confcoop.

 Commenti. «Vogliamo evidenziare il valore della pluralità della forme d’impresa in un contesto in cui possa dare il meglio di sé e che rappresenta il 90% della cooperazione italiana». Così Giuliano Poletti, presidente di Legacoop, a colloquio con l’Ansa, riassume il significato politico del `matrimonio´ con Confcooperative e Agci che verrà ufficializzato il 27 gennaio prossimo a Roma. Un’alleanza in cui conteranno obiettivi e percorsi da condividere e non il problema della rappresentanza delle singole componenti, dice Poletti: «Il mandato del portavoce avrà la durata di un anno, rinnovabile senza vincoli. Una rotazione rigida e più breve sarebbe meno efficace e meno efficiente» secondo Poletti; su temi specifici ai vari tavoli il rappresentante potrà poi essere scelto di volta in volta. «Il coordinamento tra le tre Centrali esiste già, questo atto politico non può che far fare passi in avanti. Su molti terreni le tre organizzazioni si muovono già all’unisono», evidenzia Poletti, citando gli esempi del Consorzio Fidi, fondi previdenziali, formazione professionale che vede enti di emanazione unitaria, oltre ai contratti di lavoro firmati da anni unitariamente. Rispetto all’esperienza di Rete Imprese Italia, «la nostra mostra più omogeneità, sono tutte imprese cooperative, con una dimensione media più grande», 17-18 addetti per azienda rispetto ai 4,7 della media nazionale.

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