La cooperativa che pensa solo ai suoi affari e non genera valore aggiunto per le persone dei Soci e per la loro comunità locale non è più una cooperativa.
Giovanni Dalle Fabbriche
 

DDL Sviluppo – l’impresa al centro di molte riforme

Un largo spazio è offerto dal DDL Sviluppo alle imprese. Arriva una opportunità per le piccole imprese di dar vita a collaborazioni tecnologiche e commerciali con aziende appartenenti a regioni diverse ma della stessa filiera produttiva: diventare “rete”. Le PMI che scelgono di partecipare ad una “rete” aumentano la propria massa critica e acquisiscono maggiore forza contrattuale nei confronti dei terzi (quali ad esempio, banche, fornitori, committenti), pur non essendo controllate da un unico soggetto. Possono usufruire di agevolazioni amministrative, finanziarie e per ricerca e sviluppo fino ad oggi riservate solo ai distretti.
Il Piano di sviluppo, con il quale arriva una “regia” nazionale che individua gli investimenti strategici per il Paese. Il piano e’ lo strumento di pianificazione dello sviluppo del Paese. Individua opere, priorità e investimenti di carattere strategico, anche relativi al fabbisogno energetico, che il governo realizzerà con procedure accelerate, previa approvazione del Cipe. Il beneficio è quello di non disperdere le risorse in mille rivoli per concentrarle in progetti mirati e concreti.
Il riordino degli incentivi attraverso la semplificazione delle procedure, riduzione degli interventi esistenti, priorità a ricerca e innovazione e ad accordi pubblico-privato. Sarà così più facile per l’imprenditore districarsi tra le varie leggi, ma questa misura consentirà anche la diminuzione dei tempi di attesa e la minore dispersione di risorse.
Autocertificazione delle imprese, sostitutiva dei singoli certificati rilasciati dalla P.A., con la quale le imprese potranno partecipare alle gare o ottenere autorizzazioni o concessioni dalla P.A. Si otterranno così benefici in termini di tempo (si evitano lunghe code agli sportelli delle anagrafi comunali) e di costi (le autocertificazioni non sono mai soggette né ad imposta di bollo né al pagamento dei diritti di segreteria o di rimborso stampati).
Sarà sufficiente, per le imprese cooperative, presentare la comunicazione unica all’ufficio del registro delle imprese presso le camere di commercio, per determinare l’iscrizione automatica all’albo delle società cooperative. Il beneficio consiste nel fatto che le cooperative dovranno presentare una sola istanza valida sia per l’iscrizione al Registro Imprese che per l’iscrizione all’albo delle Società Cooperative; la comunicazione unica infatti, una volta ricevuta dall’ufficio del Registro Imprese, verrà da questo trasmessa anche all’Albo delle Società Cooperative per il seguito di competenza.
La Riforma delle Camere di Commercio consentirà di rafforzarne le funzioni sul territorio e valorizzarne il ruolo a servizio delle esigenze economiche locali. La Riforma comprende: riduzione dei tempi per la determinazione degli organi di autogoverno al fine di evitare disfunzioni nel sistema e di paralizzare l’economia del territorio; rafforzamento del ruolo di vertice anche attraverso la revisione della disciplina della nomina dei segretari generali; ruolo delle camere quali punti di congiunzione tra le istituzioni scolastiche e il mondo produttivo, migliorando i percorsi di alternanza scuola-lavoro e di formazione imprenditoriale. Questo consentirà: maggiore integrazione tra le linee strategiche definite dal governo e le politiche regionali e locali; semplificazione dei processi amministrativi e riduzione degli oneri a carico delle imprese, nell’ottica di facilitare l’imprenditorialità e lo sviluppo economico locale; maggiore collaborazione tra enti e istituzioni pubbliche coinvolte nelle politiche di sviluppo e di sostegno all’economia
Via libera al riordino degli struimento per l’internazionalizzazione, con la razionalizzazione degli enti e delle misure esistenti, un maggiore coordinamento tra stato e regioni e più risorse per le imprese “start up”.
Più tutela alla proprietà industriale ed al Made in Italy attraverso: Inasprimento delle sanzioni penali con pene fino a 6 anni nei casi di attività criminali organizzate e commesse in modo sistematico; Introduzione del reato di contraffazione agroalimentare; Pene più severe per l’uso di false e fallaci indicazioni sull’origine o provenienza dei prodotti (compresa la stampigliatura Made in Italy); Estensione delle ipotesi di confisca obbligatoria ai reati di contraffazione; Istituzione del Consiglio nazionale anticontraffazione.

Da Repubblica.it

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