La cooperativa che pensa solo ai suoi affari e non genera valore aggiunto per le persone dei Soci e per la loro comunità locale non è più una cooperativa.
Giovanni Dalle Fabbriche
 

La Fondazione Giovanni Dalle Fabbriche lo fa già

“Così la Chiesa si scopre “sociale”: in questo modo è intitolato – in maniera del tutto discutibile (la Chiesa è sociale da molto più tempo di quanto non la facciano gli industriali italiani) – l’articolo apparso nella terza pagina de Il Sole/24 ore del 27 dicembre 2008, con cui si annuncia che il card.Tettamanzi, arcivescovo di Milano, ha comunicato la costituzione da parte della Chiesa ambrosiana di una fondazione – dotata di 1 milione di euro – per sovvenire alle esigenze dei poveri, delle fasce deboli, delle persone e delle comunità in serie difficoltà, in seguito ad una congiuntura economica sempre più negativa, destinata a lasciare segni duraturi nel tempo e nello spazio, non solo lombardo.

La notizia è importante e l’importo messo a disposizione della Fondazione è ovviamente corrispondente al livello economico (capitali, patrimoni, redditi, etc.) di cui è dotata la realtà milanese (non si dimentichi che la archidiocesi di Milano è una delle più estese nel mondo).

Tale notizia ci ha spinto ad interrogarci ovviamente anche sulla nostra realtà territoriale, economico sociale e religiosa di cui si è parte: Faenza e la realtà della provincia ravennate e del comprensorio imolese sempre più orientato alla area più vasta romagnola.

Ebbene, in questo territorio sta di fronte a tutti il fatto che la Fondazione c’è già, ed è stata costituita 15 anni fa per volontà del compianto Vescovo Mons. Bertozzi, del Credito cooperativo (BCC) ravennate e imolese e delle principali cooperative della Provincia, non solo per ricordare Giovanni Dalle Fabbriche, ma nel suo nome rinnovare in forme adeguate ciò che lui faceva quotidianamente: assistere le famiglie contadine e operaie, favorire l’accesso al credito cooperativo, promuovere nuove imprese cooperative, accrescere i livelli di reddito e quindi migliorare le condizioni di vita per fasce di popolazione per troppo tempo escluse dalle dinamiche economiche e sociali più favorevoli.

Oggi la Fondazione Dalle Fabbriche gestisce lo Sportello della solidarietà con una dotazione consistente, messa a disposizione dalla BCC ravennate e imolese (si è partiti dalla disponibilità di 100 mila euro), per intervenire sulle situazioni di bisogno radicale indicate dalle Caritas diocesane (Faenza, Imola e Ravenna) da un lato, e per sostenere e promuovere iniziative ed interventi non di assistenza, ma di promozione sociale, tramite sempre la responsabilità di associazioni, comunità attivamente presenti sui territori su cui opera più direttamente la Fondazione.

La Fondazione stessa ha attivato altri due tipi di interventi: la realizzazione di interventi di microcredito a favore di lavoratori, famiglie e micro imprese, con finanziamenti della BCC ravennate e imolese a tasso particolarmente contenuto, che hanno la necessità di superare momenti di disagio e di difficoltà, da un lato e il fondo di rotazione per la creazione di imprese cooperative da parte di giovani, che non dispongono delle risorse iniziali per avviare le attività.

La iniziativa milanese metteva in evidenza il ruolo della Chiesa locale; nel nostro caso, la diocesi di Faenza è una delle componenti più attive della Fondazione; con la Caritas Diocesana di Imola è stata sottoscritta la convenzione per finanziamenti di microcredito, ora potrebbe completarsi il quadro con la auspicata adesione della archidiocesi di Ravenna. Sarebbe un risultato importante che metterebbe in evidenza anche una sinergia di azione tra le realtà ecclesiali e il sistema economico e sociale che fa della mutualità e della solidarietà i punti di forza distintivi della propria missione e del proprio sviluppo.

Analogo processo dovrebbe verificarsi anche con riferimento alle Banche di credito cooperativo della Romagna e ai fondi per lo sportello della solidarietà, oggi messi a disposizione soltanto dalla Bcc ravennate e imolese, si potrebbero aggiungersi quelli di tutte le Bcc della Romagna, almeno di quelle confinanti della Bcc Romagna Occidentale di Castelbolognese e della Bcc di Forli, che sono ancora estranee a questa prospettiva, limitata ad ambiti territoriali troppo localistici. Rafforzando e facendo lavorare di intesa le cooperative di credito, sarebbe possibile mettere a disposizione maggiori risorse per gli interventi di prima assistenza, quelli di promozione sociale e di microcredito, senza dimenticare il contributo rilevante che si potrebbe offrire ai giovani perché intraprendano la strada di una impresa di persone basata sul mutualismo e la solidarietà, piuttosto che sulla competizione di mercato, spesso poco rispettosa delle persone e del loro valore sociale.

Quindi questa volta la Romagna (anche se in piccola dimensione) può battere la Lombardia; nel segno della cooperazione e della solidarietà.

Operiamo insieme perché ciò sia non solo un desiderio, ma una realtà nata dal superamento degli steccati dei territori, dagli egoismi economici e patrimoniali, dai personalismi che illudono di dare potere, ma sempre più spesso sono fonti di rischio per sé e per le comunità.

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