La cooperativa che pensa solo ai suoi affari e non genera valore aggiunto per le persone dei Soci e per la loro comunità locale non è più una cooperativa.
Giovanni Dalle Fabbriche
 

Con orgoglio, non per orgoglio

Dobbiamo ammetterlo con sincerità: in un momento in cui le dinamiche della economia sembrano ancora una volta privilegiare le componenti finanziarie e tecnologiche della economia, riprendere il filo del discorso della cooperazione sembra un po’ fuori di testa.

Ed infatti, l’immagine della cooperazione nei media nazionali e locali è tutt’altro che positiva, anche a grazie a qualche vicenda non proprio confortevole che ha coinvolto alcune realtà cooperative. Inoltre, occorre riconoscerlo a chiare lettere, le recenti conclusioni congressuali delle centrali cooperative sembrano sollecitare ad una più forte presenza delle imprese cooperative piccole e grandi nelle grandi strategie di mercato (e ciò non rappresenta niente di sconvolgente), con una inevitabile spinta ad una competizione che obbliga di fatto le imprese cooperative a comportarsi come le imprese di capitale, a mutare progressivamente pelle, per non far scorgere di troppo la distinzione tra una impresa di persone e una impresa di capitale anonimo.

Un altro segnale preoccupante: stanno entrando in crisi e stanno chiudendo le iniziative di alta formazione a servizio delle imprese cooperative: per parlare di cose vicine a noi, sta chiudendo il corso di laurea in economia delle imprese cooperative e delle organizzazioni non profit della sede di Forlì della Uni Bologna e incontra difficoltà serie a sopravvivere il prestigioso Master di economia della cooperazione, istituito dal prof.Zamagni presso l’Alma Mater bolognese.

Sembra progressivamente attenuarsi il senso del “progetto cooperativo” per il quale tanto ci si era spesi nel secolo scorso; i dirigenti cooperativi non nascono più dal tessuto dei soci e delle comunità di radicamente delle imprese, ma dalla grandi agenzie di reclutamento dei manager che operano a livello nazionale ed internazionale. Con la crescita dimensionale delle imprese, inoltre si indebolisce, quasi scompare, il rapporto tra i soci produttori e le cooperative che trasformano e/o distribuiscono i prodotti finali, poiché sono le grandi imprese della logistica e della distribuzione commerciale che decidono che cosa produrre, a quale livello di qualità ed a quali prezzi. E’ sufficiente osservare tutto ciò nelle cooperative agricolo del territorio ravennate e romagnolo.

Allora perché diventare soci di una impresa cooperativa? Perché andare a dirigere una impresa cooperativa? Per quale motivo aggiuntivo e quindi distintivo è da preferire una impresa cooperativa, fatta di persone e quindi di tante domande da soddisfare, rispetto ad una impresa di capitale anonimo, dove si deve semplicemente remunerare un capitale che è e rimane appunto “anonimo”.

Devo confessare che con l’amico Flavio Sangalli volevamo quasi provocare un “Coop Pride”, una giornata dell’orgoglio cooperativo, e ciò per mettere in evidenza i forti motivi di distinzione e quindi di attrazione che ci possono conseguire stando dentro una impresa cooperativa, invece che in una impresa qualunque.

C’era tuttavia il rischio di essere fraintesi, di essere paragonati a qualcosa d’altro, non pertinente. Quindi sì, di orgoglio cooperativo si doveva parlare, della novità e originalità di una scelta professionale si dovevano evidenziare i contenuti e le potenzialità, dei grandi valori che racchiude la esperienza della impresa cooperativa si doveva provocare la riflessione collettiva, soprattutto a partire da coloro che di tali imprese hanno la responsabilità.

Ma tutto ciò andava fatto CON orgoglio, NON PER orgoglio. Questo è il motivo per cui abbiamo insistito nella idea e nel progetto di avviare una serie di incontri con i dirigenti e i quadri cooperativi non solo locali per aprire una stagione di grandi interrogativi e di forti riflessioni sul FARE COOPERAZIONE e sullo STARE IN COOPERATIVA e sull’esercitare compiti e ruoli precisi nella RESPONSABILITA’ SOCIALE DELLA IMPRESA COOPERATIVA.

Scarica la presentazione completa (PPT)

Di questo con Flavio Sangalli e con Maurizio Gardini vogliamo parlare insieme GIOVEDI’ 22 Maggio 2008, presso il chiostro della Casa del Popolo di Faenza (in via Castellani, 25), in un orario particolare, quello della pausa di lavoro, dalle 12,30 alle 14,30 (con l’offerta di un lunch, che consenta poi di rientrare al lavoro con regolarità).

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