La cooperativa che pensa solo ai suoi affari e non genera valore aggiunto per le persone dei Soci e per la loro comunità locale non è più una cooperativa.
Giovanni Dalle Fabbriche
 

Il 70esimo anniversario della morte di Nullo Baldini

scariolantiSabato 7 marzo alle 15 una delegazione di dirigenti cooperativi, guidata dal presidente della Federazione delle Cooperative della Provincia di Ravenna Lorenzo Cottignoli e dalla presidente di Legacoop Romagna Ruenza Santandrea, deporra’ una corona commemorativa sulla tomba di Nullo Baldini, situata nel cimitero monumentale di Ravenna , per commemorarne i 70 anni dalla scomparsa.
Nullo Baldini (30 ottobre 1862 – 6 marzo 1945) nacque a Ravenna da una famiglia di tradizioni garibaldine. Sin da ragazzo impegnò la propria vita nel campo dell’associazionismo di stampo socialista, per dare forza ai braccianti e ai ceti più deboli. Colpito dalla loro estrema indigenza, fu ispiratore e artefice della nascita della prima cooperativa di lavoro ravennate, l’Associazione Generale degli Operai Braccianti del Comune di Ravenna, fondata da 32 soci la sera dell’8 aprile 1883 con lo scopo primario di acquisire direttamente lavori. Il che avvenne e così l’anno successivo quasi 500 braccianti partirono per Ostia dove li attendevano
le malsane paludi dell’Agro Romano e della foce del Tevere da bonificare. La loro storia e i loro ideali di riscatto sono una delle pagine più belle del mutualismo italiano: gli “scariolanti” riuscirono nell’impresa, benchè falcidiati dalla malaria (la mortalità nei primi anni era superiore al 20%) e dai disagi. E i territori
ravennati e limitrofi devono all’operato dei braccianti gran parte del loro assetto attuale.
Nel 1902 creò la Federazione delle Cooperative della Provincia di Ravenna che, nonostante la devastazione delle squadracce fasciste e il commissariamento, divenne strumento fondamentale per la diffusione e l’affermarsi dell’impresa cooperativa. Convinto riformista fu parlamentare socialista, esiliato in Francia durante gli anni del regime tornò a Ravenna durante la guerra, adoperandosi (anche fra scontri e incomprensioni) per tutelare l’impresa cooperativa convinto che questo fosse il vero interesse dei suoi soci e indirettamente della comunità. La sua opera e i suoi principi costituiscono tuttora un riferimento imprescindibile per l’intera cooperazione internazionale.

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