La cooperativa che pensa solo ai suoi affari e non genera valore aggiunto per le persone dei Soci e per la loro comunità locale non è più una cooperativa.
Giovanni Dalle Fabbriche
 

Cooperative: l’importanza di un quadro normativo a livello internazionale

È stato pubblicato l‘International handbook of cooperative law, un volume unico nel suo genere, uno strumento fondamentale per la formazione e la ricerca comparata nel campo del diritto cooperativo. Ce lo presenta uno dei curatori, il professor Antonio Fici, dell’Università del Molise nonchè collaboratore di Euricse.

Potrebbe darmi alcune informazioni di scenario relative a questo volume? Da dove viene fuori? Quando avete deciso di scriverlo? E Perché?

Devo innanzitutto ringraziare i co-curatori del volume, professori Dante Cracogna dell’Università di Buenos Aires e Hagen Henrÿ dell’Università di Helsinki, e tutti i rimanenti 35 autori, senza dei quali questa impresa non sarebbe stata possibile. Mediante sforzi cooperativi (e mai come in questo caso è importante sottolinearlo!), abbiamo tutti insieme prodotto un “bene comune” che riteniamo destinato ad avere una qualche influenza sulla storia del pensiero e della teoria delle società cooperative. Un sentito ringraziamento va anche ad Euricse, che ha creduto nel progetto sin dall’inizio e senza il cui supporto tutto ciò sarebbe stato più difficile. Un grazie anche al nostro prestigioso editore Springer che ha avuto il coraggio di cimentarsi in un campo, quello del diritto delle società cooperative, che altri editori internazionali disdegnano, mostrandosi interessati soltanto al diritto delle società capitalistiche e lucrative. Confidiamo di poter dare anche al nostro editore una bella soddisfazione.

Ritornando alla sua domanda, il libro – che è e rimane un’iniziativa scientifica ed accademica – nasce come risposta specifica a diverse esigenze. Mi limito qui a segnalarne soltanto due.

In primo luogo, si avvertiva il bisogno di fare il quadro sulla situazione legislativa riguardante le cooperative, soprattutto in prospettiva internazionale e comparata. Non dimentichiamo che nella storia del movimento cooperativo esistono solo due precedenti di rilievo: il libro di Margaret Digby, Digest of Co-operative Law at Home and Abroad pubblicato dalla Horace Plunkett Foundation nel 1933, e quello di Laszlo Valko, International Handbook of Cooperative Legislation, pubblicato con il supporto dell’Alleanza Cooperativa Internazionale nel 1954 (che però, nonostante il titolo, era limitato alla legislazione vigente nei paesi europei). Tuttavia, questi due volumi, per quanto importanti, differiscono dal nostro, che non costituisce soltanto una collezione di leggi e norme, ma che per la prima volta si sforza di fondare una teoria del diritto cooperativo comparato (soprattutto nel primo capitolo del volume) e tiene conto (negli scritti contenuti nella parte seconda) anche della legislazione sovranazionale, come ad esempio il regolamento dell’Unione europea del 2003 sulla società cooperativa europea.

In secondo luogo, si avvertiva il bisogno di dare al diritto e all’analisi giuridica un ruolo più significativo all’interno della teoria cooperativa complessivamente considerata. Convinzione mia e di coloro che mi hanno accompagnato in questa avventura scientifica – che, per inciso, ci ha tenuti impegnati per più di due anni e che, come si potrà immaginare, ha richiesto sforzi considerevoli per raccogliere contributi da più di 30 paesi, uniformarli per quanto possibile e renderli in un inglese che fosse a tutti comprensibile – è che il diritto sia uno strumento essenziale per lo sviluppo delle società cooperative e che, senza un’adeguata legislazione ed una attenta dottrina giuridica cooperativa, le cooperative sarebbero limitate nella loro crescita ed andrebbero incontro ad ostacoli difficilmente sormontabili. Per non ripetere cose che ho già nei miei scritti a più riprese evidenziato, incluso nel primo capitolo di questo volume, mi limito qui a segnalare quanto W.P. Watkins, allora direttore dell’ Alleanza Cooperativa Internazionale, sottolineava proprio nell’introduzione al volume di Laszlo Valko sopra citato, e cioè “Lo studio comparativo della legislazione cooperativa ha sempre avuto molto più che un interesse ed un valore soltanto scientifico. E’ anche di utilità pratica […]. Gli studi giuridici comparativi hanno effetti concreti sulla costituzione di istituzioni cooperative e la realizzazione dell’idea cooperativa […]. Senza un quadro legislativo appropriato, un movimento cooperativo in forma di organismo economico che si sviluppa non sarebbe possibile e nemmeno concepibile”. Noi siamo certi che gli attuali vertici del movimento cooperativo internazionale condividano queste conclusioni ancora oggi, e che pertanto saranno ben lieti di favorire la diffusione di questo Handbook e di segnalarne la singolarità anche rispetto alle precedenti opere di questo genere.

Come è possibile realizzare un bilanciamento tra la necessità di standard internazionali e il diritto cooperativo nazionale? Ci sono particolari principi che tutte le leggi cooperative dovrebbe includere?

Nel nostro volume gli standard internazionali, per noi costituiti dai Principi dell’Alleanza Cooperativa Internazionale, così come riprodotti nella raccomandazione n. 193/2002 dell’ILO, costituiscono una presenza costante e un termine di confronto continuo con il diritto nazionale. Personalmente penso che pecchino di genericità, ma rimangono un termine di comparazione fondamentale. Tutti i diritti cooperativi nazionali dovrebbero adeguarsi a questi principi (in verità, secondo alcuni autori, “devono”). Il problema è però come ciò debba essere fatto, ovverosia, come tali principi, che abbiamo detto essere troppo generici, debbano essere tradotti in norme giuridiche. Noi crediamo che il nostro Handbook potrà essere d’aiuto in questa direzione.

Detto questo, ci sono diversi diritti nazionali che non si adeguano ai principi dell’Alleanza Cooperativa Internazionale, ed alcuni che lo fanno solo parzialmente, trascurando di attuare principi importanti, come il sesto (cooperazione tra cooperative) ed il settimo principio (interesse per la comunità), che non poco contribuiscono a differenziare le cooperative dalle società capitalistiche e con fini di lucro.
Personalmente credo che il principio di democraticità, partecipazione e controllo dei soci dell’impresa cooperativa, sia principio più importante di tutti gli altri. Il vero caposaldo della diversità cooperativa, della sua distinta identità…

 

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