La cooperativa che pensa solo ai suoi affari e non genera valore aggiunto per le persone dei Soci e per la loro comunità locale non è più una cooperativa.
Giovanni Dalle Fabbriche
 

Colombia: obiettivo cooperazione

Nel mese di luglio si sono recati in Colombia due funzionari individuati da Irecoop e Confcooperative Emilia Romagna per svolgere una missione promossa dall’Ambasciata d’Italia a Bogotà, finalizzata a verificare le condizioni per il trasferimento dell’esperienza della cooperazione agricola italiana a favore dello sviluppo della piccola proprietà terriera colombiana.
Giovanni Pausini, funzionario di Confcooperative Ravenna, responsabile per il settore agroalimentare e le relative attività internazionali e Domenico Diversi, con alle spalle una lunga storia di direttore di cooperativa in ambito agricolo, ora socio della Fondazione Giovanni Dalle Fabbriche, hanno condotto, in qualità di esperti di cooperativismo agricolo e trasferimento buone prassi, questa fase di pre-valutazione nella regione del Cauca (nel sud-est del Paese) individuata come area pilota da cui partire, nell’ottica di mettere in atto un percorso di accompagnamento nella crescita e nello sviluppo del modello cooperativo sulla falsariga di quanto avvenuto in Emilia Romagna negli ultimi 40 anni.
Cali - 27-28.06 (28)Nell’agenda dei due funzionari c’era in primo luogo la partecipazione  al “V Evento di cooperazione decentrata”, organizzato da APC (Agencia Presidencial De Cooperación Internacional de Colombia) a Santiago de Cali, dove è stato messo in rilievo un grande apprezzamento ed interesse per la proposta avviata dall’Ambasciata d’Italia, tesa allo sviluppo dell’impresa cooperativa nel paese partendo dal settore agricolo.
La missione è proseguita con una serie di incontri istituzionali a Bogotà, dal Ministero dell’Agricoltura ad Incoder (Istituto colombiano di sviluppo rurale) ed all’Associazione degli agricoltori colombiani, solo per citare alcuni esempi.
La terza tappa, la più cruciale, prevedeva una visita nella regione del Cauca, per verificare ed approfondire direttamente sul campo lo stato dell’arte, metterlo a confronto con le prassi migliori italiane, per poi costruire un possibile percorso di sviluppo dei piccoli produttori agricoli colombiani, nell’ottica cooperativa. Oltre alla Gobernación del Cauca sono stati organizzati incontri direttamente con gruppi di campesinos e gruppi indigeni, con l’obiettivo di conoscere in modo diretto le realtà attive sul territorio.
Popayàn - 04-06.07 (46)

 

 

 

 

 

Al termine della missione si è concretizzata una proposta progettuale che sarà presentata dall’Ambasciata d’Italia ai propri Organismi di riferimento nel quadro dello sviluppo della cooperazione con la Colombia, con l’obiettivo di trovare un supporto concreto per le azioni da sviluppare. Grandi aspettative, quindi, per questo progetto di sviluppo dell’economia agricola contadina, che si colloca oltretutto in una fase storica di un rilievo politico senza precedenti, essendo il tema della riforma agraria al centro dell’Agenda del dialogo di Pace in corso tra l’organizzazione guerrigliera delle Farc (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia) e il Governo Colombiano.

 

Colombia, un Paese a colori

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A Domenico Diversi, uno dei componenti la delegazione di Confcooperative in missione in Colombia, già direttore responsabile del mensile “In Piazza”, chiediamo di raccontarci quali esperienze ha tratto da questo viaggio:
“Il primo impatto è legato alla geografia del territorio che abbiamo visitato, montagnoso, con un clima costantemente primaverile ed una vegetazione rigogliosa che fa risaltare i colori e crea un’atmosfera particolare.”
Come ha trovato la popolazione
“Mi è parso di vedere l’Italia degli anni 60, quando c’era la voglia di ricostruire e di ripartire, anche dall’istruzione, dopo la guerra. Lì in Colombia c’è aria di pacificazione dopo anni di guerriglia e di stasi economica: ora anche nelle campagne si cercando di superare il tradizionale conflitto interetnico fra indigeni e campesinos, con forme di collaborazione economiche e commerciali organizzate in modo cooperativo.”
Diversi, lei crede che sia possibile esportare il nostro modello cooperativo agricolo in quel Paese sudamericano?
“Credo di sì; ci hanno spiegato che gli obiettivi politici di pace di questo momento storico tendono a considerare l’agricoltura un mezzo per sviluppare la solidarietà fra le etnie e le classi sociali e per superare antiche rivalità e conflitti. A questi progetti di pace basate sulla cooperazione agricola, dovranno poi seguire altri programmi di sviluppo dei servizi, quali la sanità, l’Istruzione, l’acqua potabile, le assicurazioni ed altro ancora.”
Quali sono i maggiori problemi attuali dell’agricoltura?
“Le aziende agricole troppo piccole e la mancanza di una filiera di qualità certificata del prodotto, quindi emerge la necessità della presenza di una cooperazione di base per la raccolta e di una di secondo livello per la trasformazione e la vendita.”

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