La cooperativa che pensa solo ai suoi affari e non genera valore aggiunto per le persone dei Soci e per la loro comunità locale non è più una cooperativa.
Giovanni Dalle Fabbriche
 

“Le imprese cooperative sono il modello del futuro”

La prof. Theresia Theurl, direttrice dell’Istituto per il cooperativismo presso l’Università di Münster, è una convinta fautrice delle forme imprenditoriali cooperativistiche.
Prof. Theurl, ci può fornire la definizione classica di “cooperativa”?
Una cooperativa rappresenta una forma di collaborazione tra uomini o imprese, allo scopo di raggiungere obiettivi che, individualmente, non potrebbero essere conseguiti. I requisiti per la sua realizzazione sono la volontà di controllo del proprio destino e l’assunzione di responsabilità personale. Questa è anche la forma tradizionale di auto-aiuto.

Per quale motivo quest’idea, scaturita nel 19° secolo, ebbe un tale successo?
Nel 19° secolo si registrarono numerosi cambiamenti di natura economica e socio-politica, con la conseguenza che molte persone furono costrette a ridefinire la propria esistenza. Se molti abitanti della campagna si trasferirono in città, poiché l’agricoltura non forniva più il necessario sostentamento, altri avviarono attività per le quali erano necessari finanziamenti.  Tuttavia, senza alcun tipo di garanzia, non era possibile ottenere credito e molte persone decisero di mobilitarsi: agricoltori e artigiani si unirono per dare vita a banche cooperative, altri cominciarono a collaborare per l’organizzazione di generi alimentari, la creazione di alloggi a prezzi accessibili o la commercializzazione dei loro prodotti agricoli.

Pertanto, possiamo dire che le cooperative sono frutto di una situazione d’emergenza, oggi ampiamente superata. Ciò nonostante, il pensiero originario mantiene ancora la sua validità?
Assolutamente sì, anche se in ambiti diversi, come nel caso dell’energia o della sanità. Si tratta di mercati differenti, ma che hanno in comune la necessità d’individuare nuove soluzioni. Pensiamo anche all’approvvigionamento di generi alimentari, non sempre garantito nelle aree rurali. In tutti questi casi, le persone possono mettersi assieme e costituire un consorzio con l’obiettivo di superare le difficoltà. Per citare un altro esempio, non sempre gli anziani hanno la possibilità di accedere all’assistenza sanitaria: i servizi cooperativistici nascono proprio allo scopo di essere accessibili a tutti.

Esiste, tuttavia, un’ulteriore differenza sostanziale circa la responsabilità individuale dei soci: in passato, i consiglieri rispondevano sempre con il loro patrimonio.
È vero, questo è cambiato. È da considerare che, a tali condizioni, i soci non erano più disposti a partecipare attivamente alla vita delle cooperative.

Quali valori rappresentano oggi le banche cooperative?
Esistono, in effetti, alcuni valori incorporati dalle banche cooperative, divenuti oggi molto importanti tra cui, in primo luogo, la sicurezza. La crisi dei mercati finanziari ha spinto molte persone ad acquisire una nuova consapevolezza circa quest’aspetto. Alle banche cooperative, in particolare, alcune operazioni rischiose sono addirittura precluse e le transazioni a breve termine, non coperte da sufficiente patrimonio netto, sono consentite solo in misura limitata. Pertanto, anche i depositi della clientela presentano un livello di sicurezza più elevato rispetto ad altri.
Il secondo esempio è legato alla lungimiranza. Un problema della recente crisi finanziaria è stata proprio una diffusa “visione miope”: in molti casi, le banche non riescono a pensare al di là del trimestre corrente, perché la forte competizione sul mercato glielo impedisce. Tuttavia, così facendo viene meno l’orizzonte di lungo periodo, che dev’essere sempre perseguito negli investimenti.

Perché è possibile fidarsi maggiormente di una banca cooperativa?
La fiducia è un valore e la vicinanza al cliente consente di apprezzare le persone e la loro affidabilità. In questo senso, le banche cooperative detengono un grande vantaggio, poiché di norma i dipendenti sono conosciuti non solo per la loro attività all’interno dell’azienda, ma anche per altre vicende nel paese o nel quartiere in cui vivono. Tutto sommato, è una questione d’identità. Per i grandi istituti di credito operanti a livello internazionale, spesso è impossibile individuare una “collocazione” precisa e sapere chi ne detiene la proprietà, mentre è vero il contrario per le banche cooperative: radicate sul territorio e strettamente legate all’economia e alla società locale, vantano una lunga tradizione.

Ciò significa che la cooperativa non è modello “in via d’estinzione”?
Al contrario, le imprese cooperative sono il modello del futuro. Le persone sono poco informate in merito e, per questo, sono portate a credere che le cooperative siano superate. In futuro, la comunicazione sulle peculiarità delle cooperative dovrà essere più efficace.
In ogni caso, quello cooperativo non è un modello valido “per tutte le stagioni”, ma si rivela vincente laddove le persone vogliono rendersi indipendenti e, a tale scopo, sono pronte anche a rimboccarsi le maniche.

Intervista a cura di Stefan Nicolini, pubblicata sul sito della Cassa Rurale di Salorno / Salurn (BZ)

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