La cooperativa che pensa solo ai suoi affari e non genera valore aggiunto per le persone dei Soci e per la loro comunità locale non è più una cooperativa.
Giovanni Dalle Fabbriche
 

La cooperazione è un antidoto contro la crisi

È ancora difficile parlare in termini positivi di questa crisi, quando attendiamo proprio nel 2010 il presentarsi di alcuni dei suoi effetti tra i più devastanti, in particolare per ciò che riguarda le ripercussioni sul mondo del lavoro.
Molte attività produttive messe in grande sofferenza dalla congiuntura economica hanno fin qui retto grazie ad incentivi ed ammortizzatori, ma saranno a breve in condizione di dover rivedere pesantemente ed in tempi brevi i propri assetti organizzativi ed imprenditoriali.
Stiamo, infatti, già assistendo ai primi fallimenti, liquidazioni concordate, delocalizzazioni produttive che provocano la perdita immediata di numerosi posti di lavoro aggravando al tempo stesso la posizione di altre imprese ed artigiani che esercitano la propria attività nel mercato dell’indotto.
In questo generale contesto economico la cooperazione è, come le altre imprese, coinvolta pesantemente dalla crisi: non è qui che vi sono sostanziali differenze.
La grande diversità sta nel come questa crisi la si affronta.
Innanzi tutto le nostre imprese dimostrano di resistere meglio alle difficoltà perché sono mediamente molto più solide. Contrariamente alle imprese capitalistiche, dove il valore aggiunto creato non rimane nell’azienda, ma viene distolto dal ciclo produttivo per remunerare chi apporta il capitale, nelle cooperative il margine positivo di gestione va a costruire il capitale intergenerazionale, ossia un patrimonio aziendale che si consolida nel tempo lasciando alle future generazione l’opportunità di avvalersi di un’impresa solida, dotata di una propria autonomia patrimoniale e finanziaria.
In secondo luogo le cooperative, che come sopra spiegato non prendono le proprie scelte per massimizzare il profitto, continuano ad esercitare l’attività imprenditoriale anche quando i margini si riducono senza delocalizzare la produzione. Questo spiega come la cooperazione continui ad essere al fianco degli agricoltori, vivendo con loro questi momenti difficili che il settore sta attraversando, per ricercare insieme le possibili soluzioni. Nello stesso periodo le imprese profit si sono progressivamente fatte da parte oppure si sono rivolte a prodotti provenienti da altri paesi che potevano meglio soddisfare le loro esigenze di profitto, mentre altre organizzazioni hanno cercato di defilarsi dal problema reale senza fare nessuna positiva proposta, strumentalizzando e cavalcando il malumore esclusivamente per interessi personali che nulla avevano a che fare con l’interesse degli agricoltori .
Ma non è il nostro caso.
Le nostre cooperative sono orientate nel proprio agire dal principio mutualistico, ossia dal rapporto di scambio tra il socio e la propria cooperativa, che rappresenta il fine ultimo di questa particolare forma di impresa. Per essa il risultato di bilancio rappresenta un vincolo da dover necessariamente soddisfare per continuare nel tempo a dare risposta ai bisogni dei soci.
È in questo delicato equilibrio tra dimensione sociale e funzione d’impresa che si gioca tutta la forza valoriale ed innovativa del modello cooperativo.
La cooperazione promuove da sempre il principio di sussidiarietà, favorendo l’autodeterminazione dei cittadini attraverso la loro libera associazione per sviluppare un modello economico che riconosca il valore della persona e la sua opera, realizzando un’equa distribuzione della ricchezza prodotta. Non è un caso che l’Emilia Romagna, ossia la regione nella quale la presenza cooperativa è particolarmente significativa, sia riconosciuto da tutti come il territorio che registra la miglior distribuzione della ricchezza a livello mondiale.
Nella presentazione del Bilancio Sociale 2008 delle imprese associate a Confcooperative Ravenna questo dato è emerso con chiarezza: per il nostro sistema lo scambio mutualistico diretto vale circa 755 milioni di euro e rappresenta il 76% degli scambi economici complessivi, ben al di sopra della soglia del 50% che la legge stabilisce per definire quando una cooperativa sia meritevole di essere considerata “a mutualità prevalente”.
È un dato del quale andiamo orgogliosi e che manifesta chiaramente la nostra propensione a vivere il modello cooperativo in modo autentico, consapevoli che l’uomo solidale e creativo deve essere il motore dell’attività umana in contrapposizione alla mentalità capitalista della speculazione e della logica legata esclusivamente alla massimizzazione del profitto.
Questo è per noi un impegno all’equità per una società più giusta e moderna nella quale anche un nuovo patto fiscale fondato su un reale federalismo e sul rispetto delle regole possa rappresentare un punto di forza competitivo per impresa e lavoro valorizzando virtù, trasparenza e partecipazione.

Raffaele Gordini
Presidente provinciale di Confcooperative Ravenna

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