La cooperativa che pensa solo ai suoi affari e non genera valore aggiunto per le persone dei Soci e per la loro comunità locale non è più una cooperativa.
Giovanni Dalle Fabbriche
 

I rischi della normalità e della omologazione delle imprese cooperative

L’impresa cooperativa si presenta oggi come una realtà storica di una precisa origine storica da cui si desume la sua natura “geneticamente non modificabile”; la impresa cooperativa si costituisce sulla base di una esperienza associativa tra individui che caratterizzano i loro rapporti sul principio della mutualità; esperienza che per realizzarsi pienamente assume le forme di impresa di persone. Da ciò una caratteristica che la distingue da ogni altra forma di impresa: il dilemma tra essere contemporaneamente associazione e impresa; un dilemma che se venisse abbandonato o risolto con l’affermazione di uno dei due poli, porterebbe alla negazione della impresa cooperativa stessa.

La cooperativa vive oggi una realtà economica e sociale dove si manifestano due rischi particolarmente rilevanti per gli effetti negativi che andrebbero a produrre:
a. La “normalità”, cioè l’essere una impresa come le altre con nessuna distinzione rilevante; tale per cui la cooperativa come ogni altra impresa deve muoversi sul mercato con le stesse logiche di azione di una impresa anonima di capitali e deve dotarsi di una immagine che non la allontani dal mercato che le è proprio. L’impresa cooperativa deve in altri termini saper stare sul mercato come le altre imprese, deve cioè essere “normale”, non necessariamente connotata in senso religioso, sociale e non deve essere accompagnata dal peso di ruoli politici in qualche misura imbarazzanti, che ne condizionerebbero le prestazioni; l’impresa cooperativa per essere normale non va sottoposta ad altra osservazione che non sia propria delle azioni di marketing di cui tutte le imprese normali hanno bisogno.
b. La “omologazione”: ciò significa che per il suo riconoscimento e il sostegno al suo accesso al mercato, vanno eliminate le differenze ed azzerati i privilegi di varia natura oggi non comprensibili; sul piano economico i vincoli del mutualismo sono ritenuti incompatibili con l’esigenza di capitalizzazione dell’impresa che deve poter accedere a nuovi mercati alle stesse condizioni degli altri attori imprenditoriali; sul piano dei rapporti sociali i soci ed i lavoratori sono gruppi con interessi distinti e quindi occorre far coincidere i soci con gli investitori di nuovi capitali. Il legame tra la cooperativa e il territorio rischia di generare un localismo asfittico che va superato attraverso il mercato.
Occorrerebbe in altri termini che le cooperative cessassero di presentarsi come realtà differenti dalle altre imprese.
In realtà i due rischi, che si presentano per le cooperative in maniera sempre più frequente, possono e debbono essere prevenuti ed evitati attraverso alcuni elementi di riferimento spesso sottaciuti:
1. La cooperativa è una impresa di persone, in quanto portatrici di bisogni e di domande sociali da un lato e portatrici di conoscenze, abilità, competenze professionali dall’altro, con il vincolo che i due aspetti sono inscindibili tra loro. Ciò si esprime nel fatto che le persone interessate e legate dal vincolo mutualistico hanno espresso la volontà di procedere insieme liberamente e responsabilmente al soddisfacimento dei propri bisogni e all’impiego e alla valorizzazione del lavoro e delle competenze professionali di cui dispongono.
2. L’impresa cooperativa è una impresa basata sulla mutualità e quindi sulla reciprocità degli impegni assunti dai soci della impresa stessa. Ciò significa riconoscere che è accettabile e compatibile con i propri valori e conveniente per i propri interessi conseguire il risultato del benessere atteso attraverso la condivisione dello stesso benessere con tutti gli altri soci della impresa.
3. La cooperativa è una impresa che crea un valore che i soci, prima di tutti gli altri fattori della produzione, devono poter capitalizzare attraverso:
• La crescita del capitale sociale, consistente nelle risorse umane, nelle competenze professionali, nell’ingresso di nuovi soci qualificati;
• La crescita del capitale economico e finanziario, crescita resa possibile dal reinvestimento degli utili di impresa al fine di remunerare il capitale investito ;
• L’impiego del lavoro e l’incremento della produttività dell’impresa cooperativa che, anche attraverso l’innovazione continua delle tecnologie, incrementano il valore della produzione e quindi la distribuzione di redditi più alti con il risultato di migliorare i livelli di benessere individuali, delle famiglie e delle comunità.
4. La cooperativa è una impresa non chiusa in se stessa, ma aperta a relazioni con altre imprese cooperative con cui integra prestazioni e servizi e condivide il medesimo progetto di sviluppo e di benessere sociale. In altri termini l’impresa cooperativa non è una monade autoreferenziale, ma un soggetto collettivo che forma ed aggrega le matrici della collaborazione tra persone, imprese e comunità territoriale per disegnare rinnovati percorsi di emancipazione economica e sociale per comunità sociali che possono dare un senso più profondo al fare cooperazione.

Everardo Minardi
(Fondazione G.Dalle Fabbriche)

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