La cooperativa che pensa solo ai suoi affari e non genera valore aggiunto per le persone dei Soci e per la loro comunità locale non è più una cooperativa.
Giovanni Dalle Fabbriche
 

Primo Rapporto sull’impresa sociale in Italia

Sono oltre 10 mila le imprese sociali oggi in Italia, di cui più di 7.300 cooperative sociali, e oltre 2.600 tra fondazioni e altri enti non profit, ma soltanto 501 sono le imprese che risultano iscritte ai registri camerali ai sensi della legge 118/05. Entro il 2009 sono previste 20 mila imprese sociali, ma nonostante il settore sia in crescita, manca un’unica banca dati.
A tre anni dalla legge 118/2005 che ha introdotto in Italia la nuova forma giuridica, le imprese sociali nate con questa veste sono solo 501. Ma la galassia dell’impresa declinata al sociale comprende una grande varieta’ di espressioni e annovera nel suo complesso circa 10.500 unita’, di cui 7.363 cooperative sociali e 2.632 imprese con altre forme giuridiche non profit.
A fotografare la realta’ e’ il primo Rapporto sull’impresa sociale in Italia, elaborato da Iris Network, la rete nazionale delle più qualificate strutture di ricerca. Sara’ presentato a settembre ma il 19 maggio e’ stata fornita un’anticipazione all’Unioncamere a Roma.

Le previsioni dello studio dell’Iris Network si spinge per il 2009, indicano la presenza di 20 mila imprese sociali, di cui i 3/4 di origine non profit e le parte rimanente costituita a partire da forme giuridiche commerciali. Saranno 300 mila lavoratori; il volume d’affari è pari a 10 milioni di euro.
Secondo il rapporto, le carenze a livello istituzionale non hanno impedito lo sviluppo del modello dell’impresa sociale. Infatti, “esiste un importante spazio di azione – si legge nella sintesi del rapporto – per organizzazioni private che, senza scopo di lucro, producono e scambiano in via continuativa beni e servizi in vista di obiettivi di interesse generale”, e inoltre si stanno affacciando alla ribalta “nuove forme di imprenditorialità sociale che allargano la gamma dei prodotti in campi come la cultura, l’educazione, l’ambiente, ecc. e innovano i modelli gestionali e gli assetti di governance”.

Nonostante il settore in crescita, spiega l’Iris Network, ad oggi non esiste un’unica banca dati da poter interrogare per poter delineare il quadro italiano rispetto all’impresa sociale. Un quadro generale è fornito dalla rilevazione compiuta da Unioncamere nel progetto Excelsior, che indica oltre 10 mila imprese sociali di origine non profit presenti sul territorio, ma i dati più precisi riguardano la cooperazione sociale, grazie alle indagini compiute dall’Istat.
Sorte a partire dagli anni ’80, le cooperative sociali secondo gli ultimi dati del 2005, in Italia sono oltre 7.300, con un aumento pari a ben il 33,5% rispetto al 2001. Nelle imprese vi lavorano 244 mila persone a titolo retribuito e 34 mila volontari. 6,4 miliardi di euro è l’ammontare complessivo degli affari, mentre i beneficiari sono oltre 3,3 milioni di cittadini. Quasi la totalità di loro sono utenti di servizio socio assistenziali sanitari ed educativi, mentre sono poco più di 30mila i lavoratori svantaggiati che seguono percorsi di inserimento lavorativo. Ad esse bisogna aggiungere le fondazioni e le altre forme giuridiche del non profit come le organizzazioni di volontariato che sono oltre 2.600 quelle di carattere operativo con almeno un addetto. Circa mille sono quelle che operano nel settore della ricerca e dell’istruzione. Infine, però, sono solo 501 le imprese iscritte ai registri camerali, quelle con l’etichetta giuridica di impresa sociale. Tra queste vi sono soprattutto scuole paritarie divenute imprese sociali grazie agli incentivi della finanziaria 2007.

A limitare le iscrizioni agli appositi registri camerali soprattutto la mancanza di incentivi specifici, da sommare alla generale scarsa conoscenza della legge.
“Per diventare impresa sociale – spiega il documento – è necessario assumere alcuni importanti vincoli: il settore di intervento (scegliendo tra “materie di particolare rilievo sociale” come servizi sociali, cultura, istruzione e formazione, turismo sociale, ecc.); l’informazione e il coinvolgimento di diversi stakeholder (lavoratori e beneficiari delle attività); la destinazione degli utili non ai soci ma a investimento per lo sviluppo dell’impresa; il rendiconto economico ed anche sociale delle attività. A queste condizioni tutte le forme giuridiche, comprese quelle di origine commerciale, possono assumere la veste di impresa sociale”.

Di seguito riportiamo una Scheda del Rapporto sull’impresa sociale in Italia, in attesa della sua uscita prevista per il mese di settembre 2009 in occasione del Workshop nazionale sull’impresa sociale.

L’impresa sociale è un fenomeno che, più di altri, richiede di essere conosciuto e monitorato attraverso un rapporto. Si tratta infatti di una realtà estremamente dinamica che si sviluppa grazie a una notevole varietà di forme organizzative e di beni prodotti. La sua rappresentazione è però ancora incompleta anche per le difficoltà applicative della recente riforma legislativa (legge n. 118/05 e successivi decreti) e per l’assenza di adeguate politiche di sviluppo. Le carenze del contesto istituzionale non hanno comunque impedito l’affermazione di questo inedito modello imprenditoriale, dimostrando che esiste un importante spazio di azione per organizzazioni private che, senza scopo di lucro, producono e scambiano in via continuativa beni e servizi in vista di obiettivi di interesse generale. Accanto all’esperienza ormai consolidata della cooperazione sociale nei sistemi di welfare, si stanno affacciando alla ribalta nuove forme di imprenditorialità sociale che allargano la gamma dei prodotti in campi come la cultura, l’educazione, l’ambiente, ecc. e innovano i modelli gestionali e gli assetti di governance.
Esplorare il potenziale di sviluppo è quindi l’obiettivo di questa prima edizione del Rapporto sull’impresa sociale curato da Iris Network, una rete che associa le più qualificate strutture di ricerca che negli ultimi anni hanno contribuito, sul versante della conoscenza, all’affermazione dell’imprenditoria sociale, ponendo l’Italia in posizione di leadership a livello internazionale.

Prima parte. L’impresa sociale: verso un quadro d’insieme
1. Conoscere l’impresa sociale: gli elementi definitori. La conoscenza del fenomeno a partire dalla presentazione delle principali acquisizioni scientifiche [Carlo Borzaga] 2. Le dimensioni del fenomeno. I principali dati dimensionali del fenomeno: numero di organizzazioni, localizzazione territoriale, occupati, giro d’affari, ecc. [Flaviano Zandonai] 3. Limiti e potenzialità della nuova normativa. I contenuti della legge di riforma: elementi di innovazione, opportunità e ostacoli per lo sviluppo dell’impresa sociale [Paola Iamiceli] 4. Le “nuove” imprese sociali nei registri camerali. I dati delle Camere di Commercio sulle organizzazioni iscritte ai sensi della nuova legge e le proposte per la costruzione di un sistema informativo nazionale sull’impresa sociale [Paolo Venturi] 5. Le forme imprenditoriali emergenti nel settore nonprofit. Approfondimento su fondazioni e organizzazioni di volontariato, ovvero le forme giuridiche non lucrative che possono contribuire ad arricchire le tipologie di impresa sociale [Barbara Moreschi] 6. Le lezioni della cooperazione sociale. Approfondimento sulla forma di impresa sociale fin qui più diffusa e consolidata, ricostruendone le principali traiettorie evolutive e gli snodi dello sviluppo [Flaviano Zandonai]

Seconda parte. Approfondimenti: le questioni chiave per lo sviluppo
7. Il posizionamento nei sistemi di welfare: realtà e prospettive. Analisi di un settore centrale per le imprese sociali, alla luce delle recenti misure di policy e dei processi di auto-organizzazione di cittadini e comunità in risposta ai nuovi bisogni [Luca Fazzi] 8. I percorsi dell’innovazione. Il potenziale di innovazione delle imprese sociali in comparti quali ambiente, cultura, ma anche servizi pubblici locali ecc. e, più in generale, per arricchire il panorama delle istituzioni economiche e sociali [Carlo Borzaga, Flaviano Zandonai] 9. Capitale umano e mercato del lavoro. La definizione di un modello di “relazioni industriali” che consenta alle imprese sociali una gestione efficace del capitale umano per la produzione di beni ad alta intensità relazionale [Sara Depedri] 10. Volontari e volontariato. La presenza e il ruolo dei volontari nelle imprese sociali e i rapporti con le altre espressioni del terzo settore: possibilità di collaborazione per produrre una cultura distintiva comune [Marco Musella] 11. Dal contracting-out alle forme di amministrazione condivisa. Il rapporto fra imprese sociali ed enti pubblici per la gestione dei servizi e la programmazione delle politiche, con approfondimento sugli strumenti e le forme di regolazione [Marco Bombardelli] 12. Imprese sociali e responsabilità sociale delle imprese. Un’analisi sulle potenzialità derivanti da un rapporto a più ampio raggio con le imprese for profit [Giorgio Fiorentini, Felice Scalvini] 13. Il ruolo nello sviluppo locale. Il posizionamento delle imprese sociali nei processi di sviluppo locale: le opportunità e i limiti che emergono dalle esperienze in atto [Giulio Ecchia, Ermanno Tortia]

Terza parte. Le politiche
14. Buone prassi di sostegno allo sviluppo. Una retrospettiva sulle principali esperienze di sostegno all’impresa sociale [Carlo Borzaga, Flaviano Zandonai] 15. Politiche per l’impresa sociale. Riproposizione dei contenuti del policy paper “Oltre la norma” con alcuni aggiustamenti / approfondimenti [Iris Network]

Autori
– Carlo Borzaga: Università degli studi di Trento, facoltà di economia, Presidente di Iris Network
– Flaviano Zandonai: Iris Network
– Marco Bombardelli: Università degli studi di Trento, facoltà di economia – dip.to scienze giuridiche
– Sara Depedri: Università degli studi di Trento, facoltà di economia
– Giulio Ecchia: Università di Bologna, facoltà di economia polo di Forlì
– Luca Fazzi: Università degli studi di Trento, facoltà di economia – dip.to scienze umane e sociali
– Giorgio Fiorentini: Università L. Bocconi Milano – Cergas
– Paola Iamiceli: Università degli studi di Trento, facoltà di economia – dip.to scienze giuridiche
– Barbara Moreschi: ricercatrice Istat
– Marco Musella: Università di Napoli “Federico II”
– Felice Scalvini: Koinon Brescia
– Ermanno Tortia: Università degli studi di Trento, facoltà di economia
– Paolo Venturi: Aiccon Forlì

Editore: Donzelli.
Coordinamento editoriale e delle ricerche: Carlo Borzaga, Flaviano Zandonai.

www.irisnetwork.it
www.dirittiglobali.it

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